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Cucina locale

Cibi falsi, salvare il made in italy.

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Prodotto in italia

Si  questa è una storia di soldi buttati e di scarsa informazione. Ogni anno nel mondo si consumano cibi italiani falsi per 50-60miliardi di euro. Sono falsi operché hanno un nome italiano ma la ricetta non la è, oppure perché hanno un nome che richiama un prodotto italiano, però quel che si mangia è tutt' altro. In Romania, ad esempio, si consuma un vino contenuto in una bella bottiglia: è una Barbera, però è bianca. Cioè non è una Barbera, è un' altra cosa. Nell' Europa del Nord la cucina italiana è molto amata, ed ecco che spunta il "Pesto". Ma non è fatto con basilico, pinoli, olio, parmigiano e pecorino, bensì con mandorle, noci, o anche pistacchi, con un formaggio difficile da definire. La Coldiretti, associazione di categoria dei produttori italiani, ha studiato la questione, a partire dal piatto "italiano" preferito dagli inglesi secondo un recente sondaggio: gli spaghettialla bolognese, un piatto che in Italia non esiste. Si passa poi per il sugo liofilizzato, le tagliatelle in scatola, l'ormai famoso "Parmezan". "È un grave danno all'immagine della nostra cucina e dei nostri prodotti alimentari -. spiega Sergio Marini, presidente di Coldiretti-. Ci vorrebbero regole chiare per informare i consumatori e l' Unione Europea dovrebbe farlo: se si vuole un mercato libero, unico, allora si devono anche informare i consumatori". Il problema non esiste solo all'estero. "Anche in Italia non sappiamo in realtà quello che consumiamo: se compriamo una pasta di un marchio italiano non possiamo sapere da dove venga quel grano", dice Marini. "ilproblema riguarda gli insaccati, i trasformati dell'ortofrutta. Il prosciutto che consumiamo, se non è a marchio protetto "quasi mai è italiano", spiegano alla Codiretti. Il 50-60 per cento dei prodotti che consumiamo non è nostrano, secondo la ricerca. È un problema di tutela del Made in Italy.Secondo gli agricoltori, "le esportazioni agroalimentari potrebbero quadruplicare se venisse uno stop alla contraffazione internazionale, che causa danni economici e di immagineÌ. Secondo l'organizzazione "all'estero sono falsi tre prodotti alimentari di tipo italiano su quattro". È sulla tutela della qualità che l'economia italiana tutta dovrebbe puntare, la nostra forza. È un investimento da fare.

Lorenzo Robustelli

 

Ultimo aggiornamento Sabato 29 Maggio 2010 13:02

I diserbanti sono troppi, evitiamo il brindisi

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A considerare le modalità con cui il Sistema sanitario previene e controlla le malattie, verrebbe voglia di gridare al complotto. E Per spiegarlo nei dettagli occorrerebbero almeno dieci trasmissioni alla Report. A cosa intendo alludere, tra i tanti assurdi modi di agire e di non fare prevenzione? Faccio un esempio: i vigneti che – dal Lago di Garda alla Franciacorta - stanno mettendo le prime foglie e si preparano a dare grappoli, sono costantemente irrorati da diserbanti e insetticidi, i quali hanno effetti devastanti sul nostro territorio, sul sottosuolo, sulla fauna e sulla straordinaria moltitudine degli insetti, i veri padroni del pianeta secondo i naturalisti. Da alcuni anni gli effetti di questi prodotti sulle piante che producono frutti, sono stati studiati e resi noti, ma malgrado il Sistema sanitario sappia che questo uso della chimica abbia conseguenze deleterie sull'ambiente, suscettibili anche di causare malattie nella popolazione, non si registra nessuna presa di posizione decisa per mettere al bando questi prodotti. E questo atteggiamento ci porta a trarre conclusioni di questo tipo. Primo: una sciatteria di fondo fa sì che i responsabili non si curino davvero sella salute pubblica, singolare situazione per chi è preposto a far questo dalla comunità. Secondo: sanno quello che permettono, ma per compiacere produttori di vino (Bollicine in testa) fingono di non sapere e le conseguenze le paghiamo noi. Triste conclusione, a ricordare la quale dobbiamo evitare un brindisi. Beppe Bonetti

FONTE: ILBRESCIA 26 aprile 2010

Cibi che sprecano energia ed inquinano

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Al Forum Internazionale sull’energia di Venezia, Coldiretti ha stilato una classifica dei cibi più inquinanti, per sollecitare un comportamento d'acquisto responsabile. Vino australiano, prugne cilene e carne argentina sono tra i primi posti della top ten dei cibi che sprecano energia e contribuiscono all’emissione di gas ad effetto serra a causa dei trasporti che subiscono per arrivare in Italia, poichè devono percorrere distanze nettamente superiori ai 10mila chilometri prima di giungere sulle tavole. Possono essere, ovviamente, sostituiti da alimenti di origine nostrana.
Continua la classifica dei prodotti inquinanti: il mango del Peru’, l’anguria da Panama, la carne dal Brasile, l’aglio dalla Cina, l’uva da tavola dal Sud Africa, i meloni da Guadalupe e il riso dagli Usa. "Per alcuni di questi prodotti sono stati rilevati anche problemi di carattere sanitario, come nel caso della carne proveniente dal Brasile", mentre per gli altri prodotti non è giustificabile l'acquisto, in quanto ne possediamo la versione fresca Made in Italy.
Secondo la Coldiretti, consumando prodotti locali e di stagione e facendo attenzione agli imballaggi , una famiglia può arrivare ad abbattere fino a 1000 chili di anidride carbonica ( CO2 ) l'anno, oltre che ridurre la spazzatura di DUE CHILOGRAMMI per ogni consumatore. Secondo i calcoli pubblicati sul comunicato, il vino dall’Australia, ad esempio, per giungere sulle tavole italiane deve percorre oltre 16mila chilometri, con un consumo di 9,4 chili di petrolio e l’emissione di 29,3 chili di anidride carbonica; le prugne dal Cile che devono volare 12mila chilometri con un consumo di 7,1 kg di petrolio che liberano 22 chili di anidride carbonica; la carne argentina viaggia per 11mila bruciando 6,7 chili di petrolio e liberando 20,8 chili di anidride carbonica attraverso il trasporto aerei.
A livello globale è stato calcolato che un pasto medio percorre più di 1.900 chilometri per camion, nave e/o aeroplano prima di arrivare sulla nostra tavola e spesso ci vuole più energia per consegnare il pasto al consumatore di quanto il pasto stesso provveda in termini nutrizionali.
All'estero si corre ai ripari: una grande catena di distribuzione inglese, ad esempio, applica un aeroplanino sulle confezione della frutta e verdura importate da altri continenti, quindi ad alto impatto ambientale. Altri centri commerciali ospitano all'interno dei locali un vero mercato per la vendita diretta da parte degli imprenditori agricoli, come Coldiretti sta cercando di introdurre in Italia.
In Italia la Coldiretti ha avviato una mobilitazione per consentire ai consumatori di fare scelte di acquisto consapevoli che non inquinano: l'introduzione dell'obbligo di indicare in etichetta la provenienza di cibi in vendita, disponibilità di spazi adeguati nella distribuzione commerciale, dove poter acquistare alimenti locali che non devono essere trasportati per lunghe distanze, farmer market e inaugurazione del primo circuito a chilometri zero.

ALLODOLE IN SPIEDINI ALLA BRESCIANA

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Ingredienti per 4 persone

 

 

  • 16 allodole,
  • 100 gr pancetta tagliata spessa,
  • 50 gr  di burro,
  • 1 cucchiaio di pangrattato,
  • alcune foglie di salvia,
  • 1 pizzico di cannella,
  • sale,
  • pepe.

 

 

Pulite le allodole. Infilatele a quattro a quattro su quattro spiedini in ferro o in legno, alternando ogni allodola con un pezzetto di pancetta e una foglia di salvia. Disporre gli spiedini su una teglia imburrata, salarli, peparli e insaporirli con un pizzico di cannella; cospargerli con il rimanente burro fuso e con il pangrattato. Cuocere in forno medio per una ventina di minuti, cospargendo ogni tanto gli uccelli con il sughetto raccolto sul fondo del recipiente. Servire ben caldo.

 

Ultimo aggiornamento Giovedì 14 Gennaio 2010 22:53

Il dietologo prescrive dosi di allegria

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La versione aggiornata della «piramide» mediterranea: riserva più di una sorpresa

Il dietologo prescrive dosi di allegria

Non contano solo calorie e porzioni ma anche convivialità e buon umore

"dal corriere della sera.it  16 novembre 2009"

MILANO - Una bella spaghettata con pomodoro fresco e basilico, un classico della dieta mediterranea, può farci sentire meglio, se la condividiamo con persone simpatiche. Lo confermano esperti di tutto il mondo, che hanno messo a punto la nuova piramide alimentare della dieta mediterranea presentata a Parma, da Ciiscam (Centro interuniversitario internazionale di studi sulle culture alimentari mediterranee) e Inran (Istituto nazionale di ricerca alimenti e nutrizione). Questa nuova versione della dieta mediterranea, dedicata agli adulti fra i 18 e i 65 anni, recupera l’antico significato del termine greco «diaita» e cioè equilibrio, stile di vita, e coniuga, per la prima volta, cibo e comportamenti legati alla cultura dei Paesi affacciati sul nostro mare (non solo Italia, quindi, ma anche Spagna, Grecia, Paesi africani e mediorientali).

CONVIVIALITÀ - Gli esperti ci dicono che per stare bene non basta mangiare verdura, frutta, pasta, pesce in modo frugale, vario e equilibrato, bisogna anche recuperare vecchie abitudini che sono parte essenziale del vero benessere. Fra queste, oltre al gusto di fare naturalmente del movimento (passeggiate all’aria aperta, scale a piedi e così via), gli studio si raccomandano la «convivialità». Oggi, col ritmo concitato delle attività quotidiane, si mangia sempre più spesso da soli e a tutte le ore e si tende a concentrarsi sul cibo in modo quasi ossessivo, sia per l’ossessione del peso, sia per gratificarsi. «Invece — osserva Maria Paola Graziani, ricercatrice del l’Istituto di Scienze alimentari del CNR di Avellino — bisognerebbe riprendere a mangiare con gli altri scambiandosi opinioni e idee. Con familiari, colleghi (meglio la mensa del panino di corsa) e amici. I pasti in comune aiutano a osservare orari regolari, a variare i menu, magari condividendo cibi diversi da quelli cui siamo abituati. E non è vero, come molti pensano, che la compagnia spinga a mangiare di più, si può anche mangiare di meno se, invece che sul cibo, ci si concentra sul piacere di parlare con gli altri commensali. Commensali che, con l’immigrazione, possono provenire anche da Paesi lontani. E in questa nuova piramide — prosegue Graziani — oltre a un accenno al rispetto delle diverse tradizioni sociali e religiose, legate al cibo, compare, significativamente, come alternativa a pasta e riso, l’indicazione del cuscus, cereale diffuso anche in Sicilia, Sardegna e livornese, ma tipico soprattutto del la costa nordafricana». «La nuova piramide — osserva Carlo Cannella, presidente dell’Inran — è un modello in grado di adattarsi alle esigenze delle popolazioni nel rispetto di tutte le varianti locali della dieta mediterranea». Ma non è ancora un modello completo: numero dei pasti e quantità delle porzioni devono essere precisati (le grammature della scheda fanno riferimento alle linee guida Inran 2003, tuttora valide per noi italiani).

PORZIONI - «Le porzioni future verranno delineate — chiarisce Sandro Dernini, coordinatore del Ciiscam — in base alle esigenze dei vari Paesi in modo da arrivare a delineare uno schema veramente condiviso e rappresentativo». Ma con la Dieta Mediterranea, oltre a nutrirsi meglio, si risparmia. Oggi frutta e verdura, da mangiare ogni giorno, costano parecchio ma i nutrizionisti suggeriscono, nella nuova piramide, prodotti di stagione: sono più ricchi di vitamine e costano meno. E consigliano i prodotti locali: arrivano più freschi in tavola e non richiedono lunghi trasporti, inquinanti per l’ambiente. Salubrità, rispetto per le diverse colture, sostenibilità ambientale sono caratteristiche della dieta mediterranea che hanno indotto Italia, Grecia, Marocco, Spagna a richiedere all’Unesco il suo riconoscimento come patrimonio culturale intangibile.

Roberta Salvadori

 

Ultimo aggiornamento Venerdì 01 Gennaio 2010 23:01

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