All’opposizione nella passata Amministrazione abbiamo condiviso con gli attuali Assessori il disappunto di vedere respinti tutti i nostri emendamenti, perché, consapevoli di rappresentare la metà dei Cittadini Ghedesi, ci pareva un gesto arrogante che le nostre istanze venissero sistematicamente ignorate, quasi irrise.
I 37 NO DELLA MAGGIORANZA
Adesso coloro che erano al nostro fianco sono “al potere” ma, né la memoria dei torti subiti né la consapevolezza di rappresentare solo una minoranza dell’Elettorato Ghedese (34%) li induce a essere corretti. Essi infatti hanno seraficamente respinto tutti i 37 emendamenti presentati dall’ opposizione.
Questo si presta ad alcune riflessioni che, rispettando lo spirito di questi scritti, saranno brevi.
La prima considerazione è che, adesso più che mai, la politica dei partiti è una commedia, un gioco delle parti: non esistono princìpi ma solo opportunismo politico e questo accresce grandemente la voglia dell’Impegno Civico al di fuori dei partiti, almeno a livello amministrativo.
La seconda considerazione è che ancora una volta questa maggioranza rivela lacune comportamentali che denotano carenze organiche che corrispondono quasi esattamente alla mancanza al loro interno di quel gruppo moderato, obiettivo, pluralista e garantista che a Ghedi ha un nome e un cognome : “ La Civica Città di Ghedi”. Fossimo stati là questo non sarebbe successo perché, quando sostenevamo i diritti delle minoranze ai tempi della giunta Guarneri, non era solo per sterile spirito polemico, come, evidentemente, facevano i nostri colleghi.
Terza e ultima considerazione costoro hanno rimosso il ricordo dei meccanismi fortuiti con cui hanno prima raggiunto e poi vinto il ballottaggio, frutto di una serie di coincidenze che non potranno ripetersi perché tutti gli avversari del Sindaco uscente che li hanno votati, com’è arcinoto, per ripicca, si guarderanno bene dal rifarlo, vista l’arroganza dei loro beneficiati. Quindi, forse, invece di seguire a capo chino i nitriti del turbolento vicesindaco che sembra essersi scrollato di dosso tutti i “finimenti democratici”, il Sindaco, frusta alla mano, dovrebbe, mitemente, saggiamente, lavorare con diplomazia per allargare le basi del proprio consenso –e del consenso del PdL, ammesso che stia ancora a cuore a qualcuno-. Qualcuno di loro, per la verità, lo ha capito, ma per ora gli illuminati si contano sulle dita di una mano.
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